Per lungo tempo, l’autismo è stato considerato una malattia da curare o normalizzare. Una visione che si rifletteva, e in certi contesti si riflette ancora oggi, nell’utilizzo del linguaggio “persona affetta da autismo”, “malata di autismo”.
Oggi la comunità scientifica ha compiuto un passo decisivo: l’autismo non viene più inteso come una malattia, bensì come una neurodivergenza.
Con questo termine si intende una diversa modalità di funzionamento del cervello che può influenzare lo sviluppo della comunicazione, del linguaggio, della socialità e del comportamento.
Dallo stereotipo all’individualità
L’idea di “autismo” come categoria unica e omogenea è ormai superata.
Oggi si parla infatti di Disturbo dello Spettro Autistico (ASD), proprio per indicare la grande variabilità nelle caratteristiche, nelle competenze e nei bisogni delle persone autistiche.
Lo spettro è un continuum: ogni bambina e ogni bambino presenta un proprio profilo di sviluppo, unico e irripetibile, che può includere aree di forza e aree di maggiore fragilità.
Riconoscere questa complessità è il primo passo per costruire interventi personalizzati, che valorizzino le potenzialità di ciascuno e favoriscano il massimo livello possibile di autonomia.
Intervenire presto: diagnosi precoce e valorizzazione delle potenzialità
Non esistono cure che portino alla “guarigione” dall’autismo, perché non si guarisce da ciò che non è una malattia.
Esistono però interventi basati su evidenze scientifiche (evidence-based) che, se avviati precocemente, possono promuovere lo sviluppo comunicativo, cognitivo, relazionale e adattivo.
L’intervento precoce non ha lo scopo di “correggere” la diversità, ma di sostenere la crescita della bambina o del bambino, favorendo la costruzione di competenze e l’acquisizione di maggiore autonomia.
Il principio guida è semplice ma profondo: adattare il contesto e gli strumenti alle modalità di funzionamento della bambina o del bambino, non il contrario.
Strumenti adeguati per frequenze diverse
Pensare che una bambina o un bambino nello spettro autistico possa valorizzare le proprie potenzialità attraverso gli stessi strumenti utilizzati dalla maggior parte delle persone sarebbe come tentare di sintonizzarsi su una frequenza radio con l’apparecchio sbagliato: il segnale c’è, ma non lo si riceve perché lo strumento non è calibrato su quel tipo di onde.
Ogni bambino comunica, apprende e si relaziona secondo una propria “frequenza”: riconoscerla e accordarsi a essa è la chiave per creare relazioni efficaci e contesti educativi valorizzanti.
I segnali precoci: riconoscere per intervenire meglio
Riconoscere tempestivamente i segnali precoci dello spettro autistico è fondamentale per poter attivare percorsi di valutazione e intervento mirati.
Questi segnali non indicano una diagnosi da soli, ma possono rappresentare indicatori di rischio da approfondire con specialisti (neuropsichiatra, TNPEE, psicologo, logopedista).
1. Dimensione sociale
• Difficoltà nel rispondere al nome.
• Mancato o limitato contatto visivo durante l’interazione.
• Difficoltà nella comunicazione non verbale (gesti, espressioni facciali).
• Scarso uso del gesto dell’indicare, sia per mostrare qualcosa sia per richiedere aiuto.
2. Dimensione linguistica
• Ritardo nell’uso o nella comprensione delle parole.
• Ecolalia, ovvero ripetizione immediata o differita di parole e frasi ascoltate in precedenza.
• Regresso o stagnazione del linguaggio, ossia perdita o arresto di abilità comunicative precedentemente acquisite.
3. Dimensione comportamentale
• Movimenti ripetitivi o stereotipati (come dondolarsi, battere le mani).
• Uso atipico degli oggetti, ad esempio concentrarsi su parti di essi (ruote, luci) anziché sul loro uso funzionale.
• Rigidezza nelle routine e difficoltà nell’adattarsi ai cambiamenti.
Si tratta di comportamenti che possono avere una funzione regolatoria o rassicurante e vanno compresi, non semplicemente corretti.
4. Dimensione motoria
• Ritardo nelle tappe motorie (camminare, correre, saltare).
• Difficoltà di coordinazione, equilibrio o motricità fine (come impugnare correttamente una matita o le posate, abbottonare, allacciare le scarpe).
Cambiare prospettiva per cambiare risposta
Riconoscere precocemente questi segnali è fondamentale, ma altrettanto importante è saperli interpretare con strumenti adeguati:
Solo adattando gli strumenti di osservazione, comunicazione e intervento alla “frequenza” unica di ciascuna bambina e ciascun bambino, è possibile costruire percorsi efficaci e rispettosi della sua identità.